23.2. Montaggio di un filesystem NFS

Per montare una directory condivisa NFS da un altro computer, digitate il comando mount:

mount shadowman.example.com:/misc/export /misc/local

AttenzioneAvvertenza
 

Nel computer locale deve esistere la directory mount point (/misc/local nell'esempio sopra citato).

In questo comando shadowman.example.com corrisponde all'hostname del fileserver NFS, /misc/export è la directory che shadowman sta esportando e /misc/local è la directory della macchina locale dove si vuole montare il filesystem. Una volta eseguito il comando mount (e se il client ha i permessi appropriati dal server NFS shadowman.example.com), l'utente client può eseguire il comando ls /misc/local per ottenere un elenco di file in /misc/export su shadowman.example.com.

23.2.1. Montaggio di filesystem NFS con /etc/fstab

Per montare una condivisione NFS da un altro computer potete anche aggiungere una linea al file /etc/fstab. La linea deve riportare l'hostname del server NFS, la directory che viene esportata e la directory che deve contenere la condivisione NFS sul computer locale. Per modificare il file /etc/fstab dovete essere collegati come root.

Di seguito è riportata la sintassi generale per la linea in /etc/fstab:

server:/usr/local/pub    /pub   nfs    rsize=8192,wsize=8192,timeo=14,intr

Il vostro computer client deve contenere il mount point /pub. Una volta aggiunta la linea a /etc/fstab sul sistema client, digitate il comando mount /pub al prompt della shell e il mount point /pub sarà montato dal server.

23.2.2. Montaggio di filesystem NFS con autofs

Il terzo metodo di montaggio di una condivisione NFS prevede l'utilizzo di Autofs, che impiega il demone automount per gestire i mount point montandoli in modo dinamico.

Autofs consulta il file di configurazione della mappa master /etc/auto.master per determinare quali mount point sono definiti. Avvia quindi un processo di automontaggio con i parametri appropriati per ogni mount point. Ogni linea della mappa master definisce un mount point e un file di mappa separato che definisce i filesystem da montare sotto questo mount point. Per esempio, il file /etc/auto.misc definisce i mount point nella directory /misc; ciò viene definito nel file /etc/auto.master.

Ogni voce in auto.master ha tre campi. Il primo campo è il mount point. Il secondo campo indica la posizione del file di mappa e il terzo campo, opzionale, può contenere informazioni quali il valore di timeout.

Per esempio, per montare la directory /proj52 della macchina remota penguin.example.net sul mount point /misc/myproject della vostra macchina, aggiungete la riga seguente ad auto.master:

/misc   /etc/auto.misc --timeout 60

Aggiungete questa riga al file /etc/auto.misc:

myproject  -rw,soft,intr,rsize=8192,wsize=8192 penguin.example.net:/proj52

Il primo campo contenuto in /etc/auto.misc indica il nome della sottodirectory /misc, che viene creata in modo dinamico da automount. In realtà la directory non dovrebbe esistere sul computer client. Il secondo campo contiene opzioni di montaggio quali rw per accesso in lettura e scrittura. Il terzo campo è la posizione dell'NFS di esportazione e contiene l'hostname e la directory.

NotaNota Bene
 

La directory /misc deve esistere nel filesystem locale, che non deve contenere sottodirectory di /misc.

Il servizio Autofs può essere avviato dal prompt della shell digitando i comandi seguenti:

/sbin/service autofs restart

Per visualizzare i mount point attivi, digitate il comando seguente al prompt della shell:

/sbin/service autofs status

Se modificate il file di configurazione /etc/auto.master mentre autofs è in esecuzione, dovete dire ai demoni automount di ricaricare autofs digitando al prompt della shell il comando seguente:

/sbin/service autofs reload

Per imparare a configurare autofs in modo che venga eseguito all'avvio, consultate le informazioni sulla gestione dei servizi contenute nel Capitolo 21.

23.2.3. Uso di TCP

Il protocollo di trasporto di default per NFS è UDP; tuttavia, il kernel di Red Hat Enterprise Linux 3 include il supporto per NFS attraverso TCP. Per usare NFS attraverso TCP, includere l'opzione -o tcp a mount quando si effettua il montaggio del file system esportato con NFS, sul sistema del client. Per esempio:

mount -o tcp shadowman.example.com:/misc/export /misc/local

Se il montaggio NFS è specificato in /etc/fstab:

server:/usr/local/pub    /pub   nfs    rsize=8192,wsize=8192,timeo=14,intr,tcp

Se è specificato in un file di configurazione autof:

myproject  -rw,soft,intr,rsize=8192,wsize=8192,tcp penguin.example.net:/proj52

Dato che il default è UDP, se l'opzione -o tcp non è specificata, il file system esportato tramite NFS è accessibile tramite UDP.

Ecco riportati i vantaggi nell'uso del TCP:

Lo svantaggio principale è rappresentato da una limitatissima prestazione dovuta ad un overhead associato con il protocollo TCP.

23.2.4. Gestione delle ACL

Il kernel Red Hat Enterprise Linux 3 fornisce un supporto ACL per il file system ext3 e file system ext3 montato con i protocolli NFS o Samba. Se un file system ext3 è esportato con NFS da un server che supporta le ACL, e se un client NFS è in grado di leggere le ACL, le ACL sono accessibili anche dal client NFS.

Per maggiori informazioni su come montare i file system NFS con le ACL, consultate Capitolo 8.